Ravioli con il cuore verde


Pierogi z zielonym sercem













In questa pagina la ricetta per la  preparazione dell'impasto per questi ....mmmm....squisiti ravioli.
Questi ravioli escono sempre morbidi, si sciogliono in bocca 😋



Na tej stronie przepis na ciasto...mmmm..... na te pyszne pierogi.
Te pierogi wychodzą zawsze mięciutkie, rozpływają się w ustach :)







Riempiamo i dischetti con i kiwi tagliato a cubetti.

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Krążki wypełniamy pokrojonym owocem kiwi.





Condiamo i ravioli con un filo di panna, una spolveratina di cannella e zucchero di canna .

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Podajemy polane śmietaną i posypane cynamonem i brązowym cukrem.






🌵


Kiwi ha sempre provocato nel mio corpo effetto klister. Nonostante la fama di frutto salutare il mio stomaco non lo gradisce, anche un kiwi solo, mi provoca diarrea, per me era ed e' un frutto esotico in tutti sensi.
Ha attirato la mia attenzione un articolo che ho trovato nel inserto della medicina naturale, ecco un frammento:
[...] Pensiamo all’ultimo fenomeno
legato alla globalizzazione prima dell’avvento degli OGM e degli effetti
e le indicazioni che ne scaturirono: l’arrivo del KIWI. Il Kiwi, o Actinidia, è una
pianta sarmentosa rampicante delle isole della Polinesia. Essa ha trovato condizioni
ideali di crescita nelle vicine isole della Nuova Zelanda, dove, dopo opportune
selezioni e acclimatamento, è stata esportata in tutto il mondo, con un
boom di consumo negli anni Ottanta. Come tutte le novità sembrava essere una
pianta dalle virtù miracolose per l’alto contenuto di vitamina C: furono investiti
e scritti fiumi di parole a proposito delle grandi virtù terapeutiche di una bacca
dioica tutto sommato mediocre come gusto, se non fosse stato per la novità in
sè; sembrava la panacea a tutti i mali. Poi, dopo questi presunti effetti e il boom
di consumi, il tutto si è ridimensionato a livelli endemici di consumo, diremmo,
da confetture di kiwi a sciroppi, dolciumi e quant’altro, oggi il kiwi è utilizzato
dalle massaie per uno scopo: combattere la stipsi. Sì. Non era indicato in nessun
manuale o libro che il kiwi fosse selettivamente indicato per questo uso: sono
state le massaie, attraverso una elaborazione culturale, a delineare l’uso e lo scopo
di un frutto tutto sommato gradevole, ma non agognato. Ora occorre interrogarci
con lo stesso spirito indagatore, che contraddistingue la persona sana:
perché il kiwi induce all’uso, contro la stitichezza? Esso non contiene particolari
quantità di sostanze diarroiche, contiene zuccheri, pectina, vitamina C, non
superiori rispetto ad altri frutti commestibili, ma più delle prugne secche che
con l’alto contenuto di zuccheri induce disbiosi intestinale; eppure basta un kiwi
(dice la massaia) ed è più facile assolvere una funzione fondamentale per la salute
dell’alvo. Allora? Allora basta riflettere e trovare conferma dall’empirismo:
l’intestino, sede di una intelligenza arcaica, come dimostrano le placche del
Pejer, che sono di origine neuroectodermica, è in grado di riconoscere il “buono”
dal “potenzialmente tossico”, cioè da una qualità di sostanze “X” delle quali ancora
non ha assuefazione immunologica e che quindi preferisce allontanare
prontamente attraverso una funzione di detossificazione come l’alvo, piuttosto
che rischiare di assumere una sostanza della quale ancora non si sente pronto.
Certo è che non esiste animale selvatico che neppure per caso si nutra di kiwi:
tutti lo evitano, nemmeno le gazze curiose e onnivore beccano un solo frutto, anche
il più maturo (delineando come sia brevissimo il tempo tra il concetto di maturità
e infradiciamento…), quelli che cadono dai rami infradiciano senza che
nessun saprofita ne sia attratto, nè un cinghiale, ghiro, ratto, volpe, tasso, porcospino,
lumaca o cornacchia,…. insomma nessuno: tranne l’uomo razionale,…
ma non il suo intestino, che non lo accetta e lo rifiuta…. indigerito. Pare come se,
cautelativamente, parte di noi, quella più antica e saggia, lo rifiuti, e quella razionale
di fronte a tutto ciò, non impedisca nemmeno di cibarsi di proteine venute
dagli abissi di un pesce mai mangiato da milioni di anni da una molecola
di chissà quale pianta del deserto, per sfruttarne una caratteristica scorporandola
dalla sua totalità… Sembra evidente a tutti ora, eppure… Eppure qualcuno ha
osservato che nel Parco Nazionale di Yellowstone negli Stati Uniti i cervi evitavano
avena transgenica rispetto a quella non, così come altre prove sui ratti confermavano
lo stesso dato: e cioè che preferivano sementi non ogm rispetto a
quelle transgeniche… E stiamo ancora qui a discutere o a dare ascolto a Qualcuno
che professa come la scienza debba essere libera? Sì certo, di servire l’uomo,
non una parte di uomini. E se le malattie emergenti sono le allergie e le intolleranze
alimentari…. allora mi spieghino gli “spacconi scienziati” come giustificare
l’alta insorgenza di allergie alimentari e l’utilizzo indiscriminato di ogm,
quando non si sa nemmeno quale tipo di combinazione genetica avvenga tra la
parte aggiunta e quella ospite?! Allora mi viene da pensare che tutto ciò sia dovuto
alla presenza di individui che si lasciano corrompere dalle finalità lucrative
e possono cambiare opinioni rispetto la stessa loro origine con un travaso di
scopi che ne ha modificato le caratteristiche. Sono gli OPM, ovvero Organismi
Politicamente Modificati …..
David Satanassi
DAVID SATANASSI
Medico veterinario, zooantropologo, omeopata ed esperto in bioetica, ricercatore in medicina biologica.



                                                                                                                  

Buon San Valentino 


Kochanego Św. Walentego 

                                                                                                        


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